Recensione del disco di Alternative Press

Anche Alternative Press si aggiunge alle testate che hanno recensito The Stage.

Si inizia parlando della scelta della band di fare le cose a modo loro, continuando comunque la scalata per raggiungere i livelli di dei di hard rock e metal.
Al contrario di quanto facciano solitamente le band che si fanno quasi cullare dalla programmazione anticipata di dischi, passaggi radio e quant’altro; gli Avenged Sevenfold si guardano indietro e allo stesso tempo anche avanti per segnare il loro destino con questa nuova uscita discografica.
Un disco quasi fantascientifico con 11 tracce alcune molto lunghe che scaldano il cuore ai fan dei Metallica vecchia scuola (vedi ad esempio And Justice for All), alternando dialoghi distopici, corni, parti elettroniche, cori etc. Questo rende le cose molto interessanti, per i loro fans e anche per tutti quelli che invece da sempre li criticano.
Shadows ha tirato fuori la sua personalità vocale in qualche modo che richiama a Geoff Tate e James Hetfield. Si elogiano anche i nostri due chitarristi capaci di “mantenere lo shred ma anche la finezza, in parti uguali”; di Brooks invece dicono che “ha riportato tutta la tecnicità ed il fuoco che mancava ritmicamente in Hail to the King”.
Le sue parti in canzoni come Creating God, Simulation sono la base perfetta per gli altri 4 musicisti.
Potete aver ascoltato Wackerman nei Bad Religion per molto tempo, ma sicuramente mai così; affermano.
Si passa poi a parlare della sicurezza che la band ha acquisito sia come compositori che come musicisti, che potrebbe spiegare l’ambiziosa scelta di concludere il disco con Exist, una canzone lunga quasi 16 minuti che tanto riporta alla musica Prog e alle fredde atmosfere Pink-Floydiane.
La ciliegina sulla torta di Exist sono le parti di Jason Freese alle tastiere ed il discorso dell’astrofisico Neil deGrasse Tyson che offre all’ascoltatore una narrazione sulla razza umana e sull’universo di cui non eravamo forse a conoscenza.
Si conclude questo dettagliato articolo con una riflessione sulla crescita degli Avenged Sevenfold: “molto più che nei precedenti dischi, in The Stage la band si è evoluta in modo naturale ed organico. Non hanno avuto bisogno di speciali produttori, di chiamare come ospiti famosi MC o di fare salti musicali in generi che non gli appartengono affatto. Quello che hanno fatto era naturale che succedesse, era solo il passo successivo che dovevano fare.
Ed in un momento del genere in cui si vedono diminuire artisti hard rock che riempievano un tempo le arene, fa piacere sapere che c’è ancora qualcuno che si impegna ad occupare quel posto”.
La canzone migliore del disco per loro: Creating God.

giada

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