In molti ce lo avete chiesto e noi lo abbiamo trovato (con l’aiuto di Sandra) e tradotto (grazie a Lenny):

“We have one collective hope: the Earth.
And yet, uncounted people remain hopeless, famine and calamity abound.
Sufferers curl themselves into the arms of war;
people kill and get killed in the name of someone else’s concept of God.
Do we admit that our thoughts and behaviors spring from a belief that the world revolves around us?
Each fabricated conflict, self-murdering bomb, vanished airplane,
every fictionalized dictator, biased or partisan, and wayward son,
are part of the curtains of society’s racial, ethnic, religious, national,
and cultural conflicts, and you find the human ego turning the knobs and pulling the levers.
When I track the orbits of asteroids, comets, and planets,
each one a pirouetting dancer in a cosmic ballet, choreographed by the forces of gravity,
I see beyond the plight of humans.
I see a universe ever-expanding,
with its galaxies embedded within the ever-stretching four-dimensional fabric of space and time.
However big our world is, our hearts, our minds, our outsize atlases, the universe is even bigger.
There are more stars in the universe than grains of sand on the world’s
beaches, more stars in the universe than seconds of time that have passed since Earth formed,
more stars than words & sounds ever uttered by all humans who have ever lived.
The day we cease the exploration of the cosmos is the day we threaten the continuing of our species.
In that bleak world, arms-bearing,
resource-hungry people & nations would be prone to act on their low-contracted prejudices,
and would have seen the last gasp of human enlightenment.
Until the rise of a visionary new culture that once again embraces the cosmic perspective;
a perspective in which we are one, fitting neither above nor below, but within.”


“Abbiamo una speranza collettiva: la Terra.
Eppure innumerevoli  persone sono disperate, affamate e colpite da calamità. Coloro che soffrono si gettano tra le braccia della guerra; le persone uccidono e vengono uccise nel nome del concetto altrui di Dio.
Ammettiamo che i  nostri pensieri e i nostri comportamenti sbocciano dall’idea che il mondo giri attorno a noi?
Ogni conflitto prefabbricato, ogni attacco kamikaze, tutti gli aerei che scompaiono, ogni dittatore romanzato, che sia fazioso o di parte, ogni figlio caparbio; sono parte delle frange dei conflitti razziali, etnici, religiosi, nazionali e culturali.
Vi troverai l’ego umano girare le manopole e tirare le leve.
Quando seguo le orbite degli asteroidi, comete e pianeti, ognuno di loro è un danzatore del balletto cosmico, coreografato dalle forze di gravità.
Vedo oltre gli intrichi della natura umana.
Vedo un universo sempre in espansione, con le sue galassie  incastonate in un tessuto malleabile a quattro dimensioni con tempo e spazio come trama e ordito.
Per quanto sia grande il nostro mondo, i nostri cuori, le nostre menti, i nostri atlanti fuori misura…
L’universo è persino più grande.
Ci sono più stelle nell’universo che granelli di sabbia di tutte le sabbie del mondo; ci sono più stelle nell’universo che secondi di tempo passati da quando la terra si è formata; ci sono più stelle nell’universo di parole e suoni mai espressi da ogni uomo che abbia mai vissuto.
Il giorno in cui smetteremo di esplorare il cosmo è il giorno in cui minacceremo la continuità della nostra specie.
Un mondo squallido, che imbraccia le armi, con persone e nazioni affamate di risorse, pronte ad agire secondo i loro più infimi pregiudizi: vedremo così l’ultimo bagliore della ragione umana.
Fino all’ascesa di una nuova visionaria cultura, che abbraccerà una prospettiva cosmica, una prospettiva in cui siamo unici, in cui non ci poniamo né al di sopra, né al di sotto. Ma all’interno.”