FOTOVIDEO

SCALETTA:
1. Nightmare
2. Critical Acclaim
3. Welcome To The Family
4. Beast And The Harlot
5. Buried Alive
6. So Far Away
7. Afterlife
8. God Hates Us
9. Bat Country
10. Almost Easy
11. Seize The Day
12. Unholy Confessions

Questo è stato il mio primo concerto degli A7X. Che dire? Ancora mi viene da piangere. E’ stata una delle esperienze più belle della mia vita. Quando li ho visti entrare non ci potevo credere, non riuscivo a rendermi conto che quei ragazzoni, che ho sempre visto in un concerto solo in fotografia o nei video, fossero li a pochi metri da me. Ho cantato a squarcia gola ogni secondo, ho cercato di godermi ogni momento, ogni loro espressione e ogni loro parola. le parole di Matt per Jimmy ed il telone sono state un colpo al cuore. Cantavo e piangevo come una pazza. E sentire la voce di Jimmy in “Critical Acclaim” subito come seconda canzone? Da un lato ero un po’ scocciata per il fatto che avessero proposto canzoni in cui Jimmy era così presente. Però sentire la sua voce li, in quel momento, beh indescrivibile. Hanno fatto uno spettacolo stupendo, proposto canzoni magnifiche (tra cui Seize the day, cavoli non me lo sarei mai aspettato..), hanno suonato da dio.
La cosa che mi rende più felice è vedere che finalmente si sono ricreduti sull’Italia e si sono trovati bene (Matt che continuava a dirlo **) Ci sarebbero altre 1000000 cose ed emozioni da dire ma sono impossibili da spiegare. Una cosa che mi rimarrà sempre nel cuore.
Vorrei tornare a ieri e rifarmelo al’infinito. Fantastico.
Valentina

Un qualcosa che con le parole non può rendere l’idea esatta di ciò che è stato.
Non ci si può neanche avvicinare. Scrivo solo per buttar giu tutta l’adrenalina che si è accumulata in questi giorni e che è sfociata ieri sera, 21 ottobre in un’ora e un quarto PAZZESCA.
Sarà che era la prima volta che li vedevo. Sarà che li vedevo. Ma ho pianto, e ho pianto tanto ieri sera. Non me ne vergogno. Anzi, ne vado fiero di questa cosa.
Non erano le lacrime di una fan dodicenne che vede i propri idoli a pochi metri e si eccita urlando a squarciagola su quanto sia figo questo o quello.
Non erano le lacrime di coccodrillo di una persona squallida che vuole farsi notare.
Erano lacrime sentite, erano lacrime di un fan (che per quanto il gruppo sia giovane) si reputa di vecchia data, e li ha visti evolvere nel tempo, ed è sempre stato con loro.
E’ stato con loro il 28 dicembre 2009. Da quel giorno è stato ANCORA di piu con loro, con le loro fragilità, i continui momenti difficili. Ha trattenuto il fiato in quei primi mesi.
It’s your fuckin’ nightmare. L’inizio di giornata è sempre quello, come ogni concerto che si rispetti. La scia di paninari, le bancarelle con le magliette, la gente tanta.
Deathbat dappertutto. Avenged Sevenfold dappertutto.
Shhh, be quiet, you might piss somebody off. Sevenfold, Sevenfold. I cori si sprecano in coda, schiacciati come sardine. Il sole sta per calare e mi ritrovo nel fiume di persone che parlano del piu e del meno. Di una cosa mi accorgo però… è l’UNICA nota stonata (e che nota…). Questa nota stonata è il motivo per il quale mi sento attaccato di piu a questi ragazzi: James Owen Sullivan.
Sembra che per la marea di persone li, Jimmy non sia mai esistito.
Details blurry, lost him too early. Sento solo “sevenfold sevenfold” mai un coro con protagonista Jimmy. E questa cosa non può non esserci. Non se gli A7X li hai amati quando dietro ai piatti e ai tom c’era the Rev.
Purtroppo di questo i ragazzi non hanno colpe, sul palco il loro fratello lo hanno ricordato come sempre fanno.
The day has come for all us sinners, if your not a servant you’ll be struck to the ground. Si entra, come bestie, la security tenta di mantenere l’ordine, ma l’orda dietro ti spinge e tu non puoi farci nulla. Ti staccano il biglietto, sei nel posto dei sogni. Sei entrato , e gli Avenged Sevenfold sono nella stessa parte del mondo dove ti trovi tu. Nello stesso palazzetto. La cosa mi comincia a mandare in visibilio.  Sento l’ansia che arriva.
Tell me only if it’s real. E lo è. Le prime file sono ormai utopia. Le prime file sugli spalti sono ancora vuote. E si va li. Sulla parte destra degli spalti per ragioni di cuore (Syn è più vicino) e si aspettano i 5 ragazzi. Il Palasharp si riempie. Ed è ora che tutto diventa diverso da un concerto normale. Le luci si spengono, e TUTTO il flusso di emozioni ha inizio.
A perfect chapter laid to rest. LORO sono li. Matt, Syn, Zacky, Johnny, Mike. Ognuno di loro, a turno guarda verso di te. A volte ho l’impressione che loro mi guardino. E’ un impressione ovviamente, tra il buio e la migliaia di persone mica guardano te. Ma questa cosa non mi impedisce di battere il pugno sul cuore ripetutamente, e indicare successivamente chi dei 5 mi sta teoricamente guardando. Il tutto condito dalle lacrime, che dall’inizio del concerto sono iniziate a scendere…
Unbreak me, unchain me, I need another chance to live. Questa frase è stata il culmine della “frignata”. Non ho visto gli eventuali gesti di Matt, le espressioni degli altri 4… non ho visto la reazione del pubblico vicino a me. Non ho visto niente. Su quella frase i miei occhi erano chiusi, le mani li coprivano. Ho buttato fuori tutta la tensione che ho ingoiato dal 28 dicembre. Ho pensato al Rev amico, al Rev fratello. Non al Rev batterista. Ho pensato al post-28 dicembre. L’ unica cosa che riuscivo a fare era singhiozzare. Sono grato agli Avenged Sevenfold. Sono grato a Rev.
Leggendo queste righe uno potrebbe dire “ma che bel concerto di merda, piangevi pure, ai concerti si va per bla bla bla!”
Bene, vuol dire che non hai capito un cazzo.
When all the times it hurt me to fuck you, I built a wall with your blood to show! Ci voleva. God Hates us dopo Afterlife ci voleva. Ormai è un bel po’ di tempo che urlo insieme a Matt (poveri i miei vicini, ma fortunatamente il volume è alto e copre le mie stecche, ma in fondo che cazzo me ne frega, mica faccio il cantante, basta sfogarsi) e GHU è perfetta per sfogarsi. Tra l’altro da qui in poi mi immedesimo in Matt praticamente, gesticolo parecchio, sarebbe stato divertente riprendermi.
He who makes a beast out of himself , gets rid of the pain of being a man Mi sento leggero a sentire tutte queste canzoni. Molto leggero. I 5 sono scatenati.. l’unico commento bimbominchioso della serata da parte mia è stata: “si, ma Synyster quanto è figo, cazzo?” buttato volutamente li.
Syn lo sa che non lo apprezzo per questo, ehh se lo sa.
I’m not insane, I’m not insane Il concerto finisce sulla carica di Unholy Confessions, dopo (LA MAGNIFICA) Seize the Day. Rimango incredulo, è stato pazzesco. Guardo la gente che comincia a uscire. In piedi sugli spalti mi sento potente. Mi sento potente per quello che ho assistito. Per tutte le cose giuste che ho sentito.
Per tutti quei riff, per quelle parole, per tutte quelle canzoni che 5 ragazzi mi hanno saputo donare, non sbagliando mai. Ripenso a loro che ci ringraziano, poco prima, per la serata. Ok lo fanno con tutti, ma scommetto che sono sinceri. Certe cose si sentono. Penso a me, che continuo con quel gesto di battermi il pugno sul cuore. Glielo voglio proprio dire, che non sono semplicemente un gruppo che sono andato ad ascoltare live. Sono parte della loro famiglia. Mi sento di esserlo e glielo voglio proprio dire.
Seize the day or die regretting the time you lost E mi sento completamente appagato per ciò che ho assistito, mi hanno trascinato completamente. Matthew, Brian, Zachary, Jonathan….. e lascio una menzione particolare a Jimmy perché non c’è piu. Grazie per questa serata. Non è un grazie di cortesia. E’ un grazie di chi si vede salvato, di chi sta cadendo in un fosso e si vede prendere per mano…
L’esempio giusto è questo, per rendere l’idea.
Try not to lose you. E due righe finali le spendo a chi identifico come me. Ciascuno con i propri problemi, i propri cazzi in testa. Ciascuno che dedica una parte della propria vita agli Avenged Sevenfold MOLTO piu di me. Persone con il quale ho avuto a che fare (chi piu chi meno) e che a fine serata ho finalmente incontrato e conosciuto di persona. Un gruppo, una famiglia. Grazie anche a voi. Le mie parole sono sincere.
21/10/2010: questa giornata rimarrà indelebile per sempre. foREVer.
Michael

Ho un’ansia pazzesca per la giornata che mi aspetta. Sono a Milano con ben 24 ore di anticipo e passo la nottata in bianco. Per mesi sono stata combattuta sul cosa fare, se provare ad andare al concerto o meno. Poi arriva quella frase in un’intervista “potremmo decidere di scioglierci” e a quel punto i dubbi spariscono: non posso non essere a fianco dei miei ragazzi anche adesso. Prima di tutto bisogna ricordarsi che una band è formata da più persone, o impari ad amarle tutte o non puoi dire di definirti parte della famiglia di cui parlano da mesi, da quando loro hanno seriamente bisogno di sentirsi una grande famiglia ad abbracciarli in questo momento. E io sono parte della famiglia e metto da parte tutto il resto. Sembrava impossibile per me 10 mesi fà pensare ad un concerto degli Avenged Sevenfold senza Jimmy eppure eccomi quà, a Milano, alla vigilia del concerto di questi A7X decimati. La sveglia arriva presto, passiamo la mattinata in giro ridendo e scherzando, mangiando schifezze e passandoci una bottiglia di vodka che arriverà dritta al Palasharp e diventerà un po’ un bene di famiglia che ci passiamo di mano in mano. Ed è la famiglia a distrarmi e farmi ridere, saluto e conosco persone che da tre anni fanno parte della mia vita. Se 10 mesi fà non fosse iniziato quest’incubo potrei quasi dire che è forse uno dei giorni più belli della mia vita… e in qualche modo però lo è, anche se manca qualcosa. L’ora si avvicina, lascio la mia famiglia pronta all’apertura dei cancelli e mi dirigo nel luogo stabilito. Dopo tre anni di lavoro e fatica mi vedo ricompensata dai piani alti con un posto al meet and greet con la band e per me è un’occasione importante. Mi presento con la mia bandiera “welcome back family”, non è stato così facile trovare la forza e la voglia di farla, ma glielo devo. Loro sono la mia famiglia e finalmente tornano in Italia. Incontriamo i ragazzi che han vinto il meet grazie al contest di Metal italia e ci mettiamo in fila aspettando che l’ora arrivi. A Milano in quel momento fa un freddo boia. Finalmente si entra, superiamo i tourbus e ci troviamo nel backstage al lato del palco. Qualche minuto dopo bandiera e block notes alla mano li vedo uscire, Johnny per primo con la sua giacchina colorata e gli occhiali da sole nonostante sia piuttosto buio, dietro di lui Zacky carino e composto dentro la sua giacchettina militare. E’ un secondo e mi sento il cuore in gola, finalmente ho modo di constatare da sola che loro ci sono e stanno bene. Non esiste foto o video che possa darti lo stesso senso di tranquillità di quando te li trovi davanti sorridenti, mi parte quasi una ola e apro la mia bandiera. Johnny è il primo ad arrivare da me, la seconda nella fila. Lo saluto e gli do il bentornato mentre mi fa un segno sul foglietto sorridendo. Poi arriva Zacky, non so perchè ma avevo davvero una specie di bisogno di vederlo, di abbracciarlo.. forse perchè è quello che più ha esternato il dolore pubblicamente e ha sempre dato la sensazione di aver bisogno di quell’abbraccio sincero. Mi faccio fare un paio di signs e lo abbraccio. E’ un gran bel momento per me. I ragazzi finiscono il giro mentre io sorrido con Lenny di fianco, vedo Fra che fa il video. Poi si inizia a preparare le fotocamere per la foto di gruppo e mentre vado a dar la mia alla ragazza raggiungo Johnny mi abbraccio pure lui. Ora si che è una buona serata. Ho abbracciato tutti i miei amici, ho abbracciato la mia famiglia. Ora posso ritenermi pronta per il concerto che so dal principio non sarà facile e piacevole come gli altri. Salutati i ragazzi ci accompagnano nel parterre, il concerto inizia una mezz’ora dopo passata di nuovo tra saluti e la convinzione che qualche minuto dopo il palazzetto sarà veramente pieno. Il concerto inizia e son sincera per tutte le prime tre canzoni la voglia è quella di recuperare zaino e giacchetto ed uscire. “io c’ho provato ma non ce l’ho fatta” continuo a ripetermi.. ma sarebbe giusto arrendersi così in fretta? Qualcuno in questi tre anni mi ha insegnato che quando voglio qualcosa devo tenere duro per ottenerlo. Ed è per quella persona che sono qui e continuo a provare salendo sulla sedia tra le mie amiche e rimanendo li. Beast and the harlot mi risolleva l’umore che precipita nuovamente quando scende quel telone. Eccola la persona che in un modo o nell’altro mi ha fatta cambiare tanto negli ultimi anni, abbracciato dai suoi amici in un momento che non si può replicare. Matt inizia a parlare di lui, tutti ascoltiamo e le lacrime vengon giù che è una meraviglia, mi volto verso le mie amiche e mi accorgo che non sono l’unica. Beh, allora non sono l’unica imbecille mi vien da sperare. Parte So Far Away canzone che evito accuratamente ogni singolo giorno della mia vita, seguita da Afterlife.. è proprio il momento più difficile del concerto da sopportare. “unbreak me, unchain me, I need another chance to live” mi guardo il polso e me lo tocco proprio come fece lui un anno e mezzo fà, sono così fiera di averlo, un pezzo di lui che a distanza di tempo sembra quasi circondato da una certa solennità. Parte God Hates Us. E’ la canzone per eccellenza di questo anno assolutamente terribile per me, avrei voglia di prendere una sedia e spaccarla a terra mentre Matt urla e io urlo con lui, è una valvola di sfogo che funziona a meraviglia. Le canzoni seguenti lasciano la stessa carica.. finchè dopo Almost Easy Matt da la buonanotte. Quando riescono attaccano con Seize the Day e mi sento una morsa alla gola. Ricordo bene l’ultima volta che l’ho sentita. Sono passati tre anni, ero a Zurigo ad una loro data da headliner. Si sente da morire l’assenza della voce di Jimmy, come si sente per tutto il concerto. Mike farà anche un gran lavoro, ma non è Jimmy e la differenza è abissale. Unholy Confessions ha il ruolo di canzone da chiusura del concerto, son fogata e vorrei scendere nel pogo, vorrei anche rompermi un braccio e riderne di gusto ma quando cerco di raggiungere il pit la canzone finisce e io ed Andrea torniamo indietro ridendo, torno sulla sedia in tempo per vedere i saluti di quei 4 che tirano plettri prima di sparire. E’ il momento di calmarsi e realizzare che è andata e son riuscita a vedermi tutto il concerto, eppure ero sicura di non farcela. “jimmy è con noi questa sera, lo so” ha detto Matt. Può darsi che avesse ragione.. ci avviamo all’uscita e troviamo Dan, saluti, foto, vediamo i tatuaggi reciproci in onore di Jimmy e ci diamo appuntamento a Londra. Mancano 10 giorni precisi alla prossima data.

Un paio di ringraziamenti devo farli assolutamente. A tutta la mia famiglia. Non posso parlare di forum, è riduttivo. Chi vive la dentro sa che la parola FAMIGLIA non è esagerata, è quello che siamo. Un grazie a chi mi ha sempre spronato a smuovermi dalle posizioni un po’ troppo estreme che avevo assunto e alle persone che han cercato di capirmi e aiutarmi. Un ringraziamento alla Roadrunner che ci ha regalato una grande opportunità con questo meet. E un grazie a chi mi ha spinto ad esserci, a provarci e a tenere duro, una sola persona che conta più di tutto il resto.
Giada

Meet and greet A7X Italia + Metal Italia + Johnny & Zacky.

(Clicca sulle foto per ingrandirle)

Sono ancora senza parole, sinceramente. Solo un altro concerto in vita mia è stato così emozionante.
Ho avuto la possibilità di fare le foto nella zona tra il palco e le transenne per le prime due canzoni ed è stato qualcosa di magnifico. Ne sarò sempre grata.
Ero agitatissima, sentivo i bodyguard dirsi cose come “Stanno per arrivare”, il che peggiorava il tutto. Poi quando ho visto Brian arrivare, ho rischiato l’infarto; erano lì, ed era tutto vero. Quando aspetti così tanto una cosa, non ti sembra reale nulla, nemmeno l’averli lì a nemmeno un metro. Poi, alla fine delle due canzoni, sono corsa nella massa (nessuno mi ha controllato il biglietto, quindi ce l’ho ancora intero LOL), e ho iniziato ad andare avanti, fino a ritrovarmi in 3/4 fila. Mentre avanzavo, avrei voluto prendere a cazzotti parecchia gente che era lì solo per Nightmare praticamente o ste due idiote che mi fissavano come sceme perchè a So Far Away stavo piangendo.
Poi quando Zack è rientrato con l’acustica, stavo sfollando perchè proprio non aspettavo Seize The Day. In ogni caso, un’ora e venti di perfezione da parte di quei quattro. Portnoy ha fatto il suo lavoro di batterista egregiamente. Però sono stati i troppi “Welcome to the family Mike” in confronto ai pochi cori per Jimmy. L’unica enorme pecca era quel vuoto dietro alla batteria, anche se si sentiva che c’era anche lui lì con loro.
Preddy

Mi viene da piangere, sento ancora tutta la stanchezza di tre giorni vissuti fino al limite, sfidando il freddo, la sete, la fame, le lancette dell’orologio che sembravano ferme, il mio stesso corpo, tutto. Credo di essermi meritata la mia quasi transenna, per ogni espressione dei 4 ho pagato in cazzotti, morsi, pugni, spallate, pedate. Sì, sapevo il prezzo del male, e non me ne fregava un cazzo, perchè la sotto potevo anche morirci schiacciata dalle quattro mila persone sulla mia schiena, sarei morta felice. Ho resistito tre quarti di concerto laggiù, e stimo me stessa per questo, perchè dopo più di 20 ore davanti al cancello, con non so quanti gradi sottozero, con 5 emo del cazzo a cui avrei volentieri spaccato la faccia per scaldarmi, tremando come una foglia, chiedendomi se davvero valeva la pena di soffrire così, rischiare di farsi venire un nonsoche, ho capito che non c’era altro posto dentro quel palasharp dove potevo essere, dovevo stare la, a soffrire come un animale, ma dovevo resistere. Non so come ho fatto, me ne sono andata alle ultime tre canzoni, sollevata da uno della security che mi stava facendo dare un calcio a Matt per come mi hanno sollevata😄 anche questo è stato fantastico, mi sono fatta tenerezza da sola a passare a 2 cm da Syn con il mio zaino schiacciato e il mio giubotto strappato in ogni dove, a fargli ‘ciao’ con la manina. Le bestemmie si sono sprecate, gomiti in faccia, piedi in testa, bocca spalancata perchè mancava anche lo spazio materiale per allargare la gabbia toracica e prendere fiato per cantare. In certi momenti penso che avrei voluto davvero morirci la sotto, altre invece penso che vivere e continuare a seguirli da un senso a tutto. Mi astengo dai commenti negativi, perchè ne avrei di cose da dire, e tante anche, ma non ci voglio pensare adesso, voglio prolungare la sensazione da brivido più che posso, anche se penso che non se ne andrà mai più via. Ringrazio tutti, Giada che è venuta dicendo ‘chi è Elisa’ <3, che in 5 minuti m’ha fatto morire dal ridere, grande! Ringrazio Beba e Light, perchè ci hanno salvato la vita, e non smetterò mai di ringraziarle per questo, e poi tutti quelli che anche se non ho conosciuto o a cui ho detto solo ‘ciao’, erano li per loro. Un ringraziamento speciale va alla mia compagna di avventura, DìChrist. Non ho altre parole, le parole non rendono. Solo un grazie agli a7x d’esistere perchè senza di loro non avrei mai potuto sentirmi così viva.
Elisa

Dicono che “se ami la musica, il concerto del tuo gruppo preferito è uno dei giorni più belli della tua vita.” E’ così, di questo ne sono più che certa, ma ieri ne ho avuto la prova finale. Mai nella vita avrei pensato di provare così tante emozioni a un concerto.Certamente l’attesa per la data ha contribuito a rendere il giorno ancora più desiderato. Non si è trattato di un attesa di mesi, ma pensando ogni giorno a questa serata, organizzarla e sognarla di certo la rende più “agognata”. Il 21 Ottobre per me inizia presto. Sveglia alle 7, ma del resto avevo già dormito poco.
L’atmosfera fuori dal Palasharp era a dir poco adrenalinica. Il colpo d’occhio della gente che attendeva fuori era abbastanza “insolito” per i vecchi fans degli Avenged Sevenfold come me, abituati a poche centinaia di persone ai concerti italiani.
Schiere di fans che cantavano allegri,cori quasi da stadio e maglie colorate circondavano il palazzetto. L’attesa fuori da un locale prima di un concerto può essere tediosa, ma passata in compagnia di una famiglia di fans non ci si può di certo annoiare. L’apertura per i cancelli era fissata per le sette, ma grazie alla founder a quella ora ero nel retro del locale che attendevo per un meet&greet con la band. Le aspettative prima di un incontro con il proprio gruppo preferito sono sempre molte: foto, autografi, abbracci e sorrisi; ma in questo caso sono stati smorzati dal manager. Ciò non toglie in nessun modo la magicità di quei minuti. Consegnare direttamente nelle mani di Johnny Christ la bandiera disegnata con fatica e lavoro costante di circa 7 ore, ed essere ricambiata con un sorriso luminoso e un sacco di grazie è uno dei momenti più gratificanti della propria vita! Dopo il meet, che si teneva prima dei camerini e di lato al palco, siamo stati scortati in mezzo alla folla. Trovato un posto sugli spalti con la visione ottimale, abbiamo atteso gli ultimi minuti che ci separavano dal momento tanto atteso. Alle 9.00 precise calano le luci, escono tutti e cinque e il cuore comincia a battere quasi più veloce del rullante di Portnoy. Inizia l’intro di Nightmare: dolci e concilianti campanellini che si tramutano in possenti schitarrate e pestoni alle pelli della batteria. La folla è in delirio e il palazzetto sembra non reggere i salti della gente, che ha praticamente riempito il capiente locale. Anche il cantante Matt Shadows è stupido della enorme marea di gente accorsa e ricorda che solo 4 anni prima alla data milanese c’erano poco meno di 300 persone.Notevole anche il momento in cui lo stesso Shadows chiede quante persone siano a un loro concerto per la prima volta: più dell’ 80% del pubblico ha alzato la mano diligente. Il gruppo continua con Critical Acclaim, dell’album self-titled e Welcome to the Family, presentando Mike Portnoy dietro i piatti della batteria. Il primo vero classico arriva con Beast and the Harlot seguita dall’assolo iniziale di Buried Alive, eseguito da Synyster Gates con gran maestria. Alla fine della quarta canzone l’enorme fondale con la copertina di Nightmare cade lasciando scoperto un nuovo fondale: la foto di Jimmy di spalle abbracciato dagli amici della band.Il momento più sofferto del concerto arriva così, le lacrime sono incontebili e il discorso di Matt su Jimmy non è di certo d’aiuto. Segue So far Away, scritta da Synyster proprio per il batterista scomparso. Dopo il momento “triste” ma d’obbligo della serata, parte Afterlife con la voce registrata di Jimmy che risuona. “So che lui è qua con noi stasera” dice Matt… God Hates Us, Bat Country e Almost Easy, tutte d’un fiato, tutte possenti e forti da farti saltare e urlare a perdifiato. I ragazzi escono per un breve pausa e tornano sul palco pochi minuti dopo: Zacky imbraccia una chitarra acustica, e Matt premette che la seguente canzone non viene suonata da qualche tempo. Parte così Seize the Day, ballata che ci riporta allo stato melanconico di qualche minuto prima, vera perla della scaletta.Ma non potevano di certo lasciare un pubblico adrenalico e carico con una canzone così. Unholy Confessions, trascina tutti in un pogo frenetico. Il concerto si chiude dopo il lancio di bacchette e plettri e vari ringraziamenti.Il gruppo ha ringraziato i calorosi fans e di certo i fans devono ringraziare la RoadRunner, la Live Nation e la Collective per aver reso possibile il sogno di molti.
Finisce una serata intensa e piena di profonde emozioni che solo il tuo gruppo preferito ti sa trasmettere stando sul palco, che ti fanno capire il significato di essere fan di una band: “non importa se non lo sei stato da sempre, ma che tu sia fino alla fine”
Lenny