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SCALETTA:
1. Shepherd of Fire
2. Critical Acclaim
3. Welcome to the Family
4. Hail to the King
5. Doing Time
6. Buried Alive
7. Fiction
8. Nightmare
9. Afterlife
10. Guitar Solo / Band Jam Session
11. Requiem
12. Bat Country
Encore: Chapter Four
Unholy Confessions

L’attesa è stata lunga quasi 3 anni ma finalmente son riuscito a tornare li, sotto al palco, per rivedere gli A7X, anche questa volta all’estero, per la solita brama di non farmeli sfumare troppo velocemente con un solo concerto.
La tensione che mi è salita al cambio palco erano anni che non la provavo ad un concerto; ero agitato come fosse il loro primo concerto per me, in realtà siamo al settimo.
Alle 21.30 parte back in black degli ac/dc come canzone intro, palco vuoto, telo nero, luci blu soffuse; poco dopo si conclude la canzone e parte la pioggia e la campana di Shepherd of Fire. L’urlo dello Zenith alle prime note di Syn è penetrante.
Si comincia! Scorre via il telo nero, si apre lo sfondo con l’enorme deathbat e la batteria.
Ci metterò almeno 3 canzoni per calmarmi.
Su critical acclaim Matt nota la nostra bandiera tricolore “a7x italia”, ci indica e ci saluta; poco dopo anche ZV si accorge di noi, ci accenna un saluto.
“Niente fiamme per questo concerto” si scusa Matt, il quale trova la cosa non divertente perchè anche loro speravano in quella scenografia a Monaco.
Verso metà concerto la band lascia il palco e rimane syn che si concede un assolo di oltre 5 minuti che poi diventa una band jam session con l’aiuto prima di Arin e poi degli altri, per un tempo totale che supera i dieci minuti.
L’unica canzone lenta è Fiction; il finale della canzone lascia un nodo alla gola quando rimane illuminata solo la batteria e Arin si china quasi in doveroso segno di rispetto verso la batteria che fu di The Rev.
L’encore è rimasto Chapter Four e Unholy.
Alla fine salutano, si concedono il lancio di plettri e bacchette , poi se ne vanno.
Son rimasto un pò sorpreso dal fatto di non aver sentito canzoni come Beast & the Harlot o This means war, che ci sarebbero state benissimo al posto della jam session, nonostante fosse di tutto rispetto.
Son felicemente sorpreso dal fatto che Doing Time, canzone che non adoro partricolarmente, live è una cannonata.
I sevenfold sul palco ormai ho imparato a conoscerli, le mosse, i gesti, l’atteggiamento è preimpostato, che lascia poco all’interazione diretta con i fans, se non qualche discorsetto di Matt tra una canzone all’altra, ma che risulta sempre efficace per far risultare perfetto ogni show. Ora, appuntamento a Milano.
Alberto “Gino”.