dublino
FotoVideo

Scaletta:
1. The Stage
2. Afterlife
3. Hail To The King
4. Paradigm
5. To End The Rapture
6. Chapter Four
7. Buried Alive
8. Angels
9. Nightmare
10. God Damn
11. Almost Easy
12. Sunny Disposition
13. Warmness On The Soul (strumentale)
14. Planets
15. Acid Rain
Encore:
16. Bat Country
17. A Little Piece Of Heaven
18. Unholy Confessions

Sono stati due anni e mezzo davvero lunghi. Questa è stata la mia attesa dall’ultimo concerto della band in Italia fino a questa primissima data europea a Dublino. Era giugno del 2014 quando si sono esibiti sul palco di Roma e da allora ne sono cambiate di cose: hanno un nuovo batterista, sono maturati musicalmente, hanno fatto uscire a sorpresa un disco clamorosamente perfetto.
Non c’è voluto molto per convincermi a rompere il porcellino con i risparmi per vederli di nuovo, attendere fino a febbraio era davvero impensabile per me e Dublino sembrava una scelta intelligente: d’altronde se vai alla prima data di inizio di un tour sarai il primo con l’effetto sorpresa autentico.
E così è stato, nessuna anticipazione, nessuna foto spoiler, nessuna presunta scaletta da sapere in anticipo. E ne è valsa la pena nonostante un viaggio terrificante per arrivare in Irlanda.

Sarò molto onesta, non sapevo bene cosa aspettarmi da questa nuova scenografia che osannano da settimane e settimane. Nelle recenti interviste hanno poi parlato di questa collaborazione con le stesse menti del Cirque du Soleil e quindi brancolavamo un po’ tutti nel buio. Temevo luci strobosferiche in stile concerto elettronico ma non mi sono trovata nulla di ciò di fronte, anzi… direi che è una scenografia molto semplice ma allo stesso tempo davvero ricca in confronto a quella di 3 anni fa. Ricordate quei mega pyro bellissimi che vedevamo nelle foto dei concerti americani ed europei (ma mai in Italia)? Ecco, dimenticateveli.
Hanno lasciato spazio all’interazione posizionando due maxi schermi laterali ai lati del palco, dei pannelli appesi al soffitto che trasmettono video ed immagini, un cubo che si sposta da sopra la testa di Brooks al centro della pedana su cui si alternano un po’ tutti, compreso Matt. E poi, addio statua del King Deathbat e spazio ad un astronauta immenso che penzola dietro la batteria per una parte dello show.
Una delle cose che ho tanto apprezzato è stata la presenza di Rafa Alcantara munito di videocamera e fotocamera a fare foto e riprese durante il concerto ed anche ai ragazzi in coda per la prima fila. Trovo davvero bello che chiedano loro di registrare dei messaggi per la band, quanto meno è un modo di dar voce al fandom.

Quello che mi ha lasciata incerta, invece, è il posizionamento dei ragazzi che hanno acquistato il Vip Upgrade. Essenzialmente il palco ha due piccole balconate laterali che i ragazzi usano mentre si spostano e su cui possono cantare, dietro di queste c’è letteralmente una buca dove vengono fatti sostare (in piedi) i possessori dell’Upgrade. Quindi, potranno vedere da vicino Brooks che suona per tutto il tempo, ma non si può dire lo stesso degli altri che quando salgono sulle gradinate o vanno sulla pedana gli spariscono letteralmente dal campo visivo.
I ragazzi compensano quanto possono andando a fare dei saluti di tanto in tanto, portandogli plettri, bacchette e copie della setlist a fine show… ma per il mio modesto parere non merita assolutamente visto il prezzo a cui viene venduto. Farsi un selfie (se avete fortuna) a fine show e guardare tutto da una buchetta laterale li vale i 150€ che chiedono per sto Upgrade? Per me no, ma il mondo è bello perchè è vario!

Passiamo a parlare della setlist. Come spiegato da Matt durante lo show, hanno scelto di prendere qualcosa da tutti e 7 i loro dischi in modo che i fan potessero avere un assaggio di tutta la loro carriera.
Se ci pensate è un sogno per i fan di vecchia data che fino ad ora non hanno mai avuto la possibilità e l’occasione di sentire canzoni di repertorio. To End the Rapture è stata davvero un colpo al cuore, così come la rivisitazione di Warmness on the Soul in versione strumentale con Brian che ne suona l’intera melodia con la chitarra. Geniale. Inutile descrivervi il momento in cui il nostro frontman ha annunciato che toccava a Waking the Fallen, il mio disco preferito, ed è partita Chapter Four. Un piacevole ritorno è stato anche quello di Almost Easy ed un vero spettacolo la combo Planets/Acid Rain. Memorabile anche l’encore con Bat Country, A Little Piece of Heaven (dedicata a Jimmy) ed infine Unholy Confessions. Nel complesso le canzoni sono state davvero ben mischiate e hanno rivisitato tutta la discografia egregiamente senza lasciar fuori nessun disco. Nessuno! Neanche il tanto sottovalutato Sounding the Seventh Trumpet. Ovviamente come qualunque altra persona al mondo avrei voluto sentire alcune canzoni che non sono in scaletta, ma tutto sommato credo che le scelte siano molto accurate e che rendano davvero ben equilibrata l’intera esibizione… insomma va benissimo così!
Le canzoni del nuovo disco che hanno eseguito sono state 5: The Stage, Paradigm, God Damn, Angels e Sunny Disposition. L’entrata in scena è stata paurosa, prima Rocket Man di Elton John e poi Space Oddity di David Bowie. Finita la musica si è aperto lo show con l’animazione con cui avevano annunciato l’uscita di The Stage e poi con la canzone omonima.  Una magia assoluta, un po’ come se ci trasportassero nell’universo.
Tutte le canzoni nuove rendono davvero bene dal vivo, eccetto Angels che purtroppo in versione live non mi ha convinta… forse a causa del pubblico un po’ apatico sulle nuove canzoni, specialmente sulla ballad.
Incredibili invece Paradigm, God Damn e Sunny Disposition, la potenza vocale di Matt è stata impeccabile per tutte le due ore di show.
Brian e Johnny erano carichi e sorridenti come non mai, hanno fatto intuire quanta voglia avessero di tornare sul palco; Zacky invece continua sulla sua scia di semi-apatia… ma fin quando dispensa almeno qualche sorriso alle prime file non possiamo lamentarci.
Nota di merito per Brooks che si è dimostrato una vera e propria macchinetta dietro quella batteria. Ha suonato perfettamente sia le vecchie che le nuove canzoni ed anche quelle piccole modifiche apportate ad alcuni classici non sono così estreme da renderle “insopportabili” come fu per il tour 2010.
Insomma, a conti fatti uno dei migliori concerti di questa band a cui io abbia assistito e posso dire che sia valsa davvero la pena di andare fino in Irlanda per vederli. Uno show fantastico, con una band carica di voglia di suonare e di entusiasmo…  Ovviamente hanno notato la nostra bandiera e ci hanno salutato… adesso sta a noi italiani fargli avere l’ennesimo show fuori di testa ad Assago. Non vedo l’ora che arrivi febbraio.. e poi sarà di nuovo una lunghissima attesa fino al prossimo tour europeo.
All hail Avenged Sevenfold!

giada

Curiosità dal concerto:
– Allo show era presente il padre di Matt che è in tour con i ragazzi. Lo hanno annunciato loro stesso salutandolo quasi a fine serata spiegando che la famiglia Sanders ha origini proprio irlandesi come quella di Jimmy.
– La canzone che hanno scelto di “dedicare” a Jimmy è stata A Little Piece of Heaven.
– Durante Acid Rain una frase sembra essere stata modificata ed anche riascoltandola dai video sembra che suoni come “there’s no death, no end of time with a Reverend with you”. Non appena YouTube avrà il video pronto potrete dargli un ascolto anche voi 🙂
– I ragazzi ci hanno salutato notando la nostra mega bandiera di 1,5 m ed il cartello di due nostre amiche in prima fila. “Italy is in the house tonight”. (Come sempre)
– La band ha davvero lavorato duro per la riuscita di questo tour, hanno passato i 5 giorni antecedenti al concerto a fare prove su prove dalle 5 di mattina alle 6 del pomeriggio… ed il risultato comunque è stato grandioso.
– Lo show è durato DUE ore, con 18 canzoni.
– Le canzoni che passano prima dell’inizio dello show sono Rocket Man di Elton John e Space Oddity di David Bowie. Finita la musica inizia l’animazione di The Stage (quella con cui annunciarono l’uscita a sorpresa del disco al live event) e la canzone omonima.
– I ragazzi con il VIP Ticket Upgrade sono stati fatti entrare effettivamente solo poco prima che iniziassero i Sevenfold. Lo spazio a loro dedicato è una sorta di “buca” ai lati del palco, i ragazzi cercano spesso di avvicinarsi a salutare ed alcuni di questi sono riusciti a farsi dei selfie con la band alla fine dello show (però non tutti. Quindi non prendetela come certezza, vediamo anche che succede dopo gli altri show!). Il giro nel backstage permette ai fan anche di toccare e maneggiare le chitarre di Zacky e Brian. A fine concerto Matt ha distribuito copie della setlist eseguita ai fan col braccialetto ed a quelli in prima fila.