FOTOVIDEO

Scaletta:
1. The Stage
2. Afterlife
3. Hail to the King
4. Paradigm
5. Buried Alive
6. Angels
7. Nightmare
8. God Damn
9. Almost Easy
10. Sunny Disposition
11. Warmness on the Soul
12. Planets
13. Acid Rain
Encore:
14. Bat Country
15. A Little Piece of Heaven
16. Unholy Confessions


Avete mai provato l’ebbrezza di presentarvi fuori dal palazzetto del concerto che vorreste vedere con tutto il cuore, senza avere il biglietto in mano e la certezza che riuscirete ad esserci?

E’ giovedì mattina, è il 2 marzo e per me la giornata inizia con l’incazzo di chi ha perso gli occhiali da vista ed è ormai tutt’uno con l’ansia. Mi mancano due cose a me dispensabili: gli occhiali di un’astigmatica che non se ne separa da 21 anni ed il pezzo di carta che mi permetta di godermi una serata che ora più che mai mi è necessaria psicologicamente.

Mi faccio coraggio, sarà una lunga giornata e non posso farmela rovinare dal mal di testa e dalla morsa al collo di chi è pressato dallo stress. Le nuvole cariche di pioggia di ieri hanno lasciato spazio ad un cielo azzurro e ad un caldo sole, “la California sta arrivando in Francia” penso e così cerchiamo di goderci il giro fuori dalla Cattedrale di Notre Dame. Controllo freneticamente il telefono da giorni, aspetto delle notizie, una conferma che ci saranno due biglietti per me e la mia dolce metà… quei biglietti che sono la nostra unica via di accesso a quel concerto perchè ormai tutti i risparmi sono finiti tra Dublino, Milano e questo viaggio. Mi accontenterei anche della certezza di vederci con qualcuno della crew per consegnargli buona parte dei regali che avevamo preparato per la band a Milano. Alla fine so che quando la sfiga batte, batte forte e quindi alle volte ci si deve solo accontentare. Consegnare i regali, almeno, sarebbe un buon compromesso. Ci tengo tanto perchè mi sono costati fatica e diverse notti in bianco a lavorarci su; ci tengo a farglieli avere perchè tenerli in stanza ogni santo giorno mi fa pensare costantemente al 21 febbraio scorso ed a come si sono infrante tante speranze, tanto lavoro, tante aspettative. Doveva essere un’emozione vedere il forum pieno, dovevo sentirmi scoppiare il cuore di felicità nel portare le mie compagne di avventura dalla loro band preferita per la prima volta. Doveva essere tante cose quel concerto, forse troppe. Ed infatti è sfumato tutto…ma la vita è così, imprevedibile e le tragedie vere sono ben altre.

Arriviamo nel primo pomeriggio fuori dall’AccorHotels Arena, è più grande di quanto immaginassimo ed intorno c’è già un po’ di movimento. Notiamo una schiera infinita di tourbus, sono almeno 10 e decidiamo di portare a termine la missione: consegnare i regali. Ma sembra che oggi non sia proprio destino che ciò avvenga, quasi mi arrabbio e mi sembra che quella busta di oggetti dentro lo zaino, pesi quanto una montagna.
Cerchiamo la fila, sappiamo che i ragazzi di A7X France sono lì dalla mattina e dopo così tanti anni siamo felici di poterli conoscere. Facciamo un giro infinito ed alla fine troviamo la fila…poco più di un centinaio di persone, ed in cima individuiamo loro, che con l’aiuto della security lasciano la fila e ci raggiungono per fare due parole e un paio di foto con le rispettive bandiere. Ci chiedono che biglietti abbiamo, inghiottisco a fatica mentre dico loro: “non lo so, dovremmo essere in guest list, quindi suppongo che li assegneranno dove capita”. Mi piacerebbe avere la certezza di averli questi due biglietti, ma non ce l’ho. Lasciamo i ragazzi in fila e torniamo dall’altro lato a perder tempo. Notiamo una marea di persone con il Vip Upgrade ma anche in questo caso, niente, nessuna faccia familiare ed anche la missione di consegna “liberatoria” di regali, sembra sfumare.

Finalmente il mio telefono vibra e qualcuno da segni di vita, mi vengono chiesti i miei dati e tiriamo un sospiro di sollievo, perchè adesso sappiamo che due biglietti destinati a noi ci saranno. Abbiamo anche un appuntamento con la crew al merchbooth e mi sento un peso in meno sul cuore perchè so che quei regali stasera raggiungeranno i destinatari. Torneremo a casa con questa missione compiuta e potremo dire a tutte le persone che hanno partecipato con lettere, pensieri e foto che è tutto giunto nelle mani della band. Che per carità, non sarà chissàcche, ma per me ed alcuni di loro significa molto.

Scorre il tempo, ci raggiunge la mia migliore amica e dopo un riassunto veloce delle rispettive giornate iniziamo a metterci in coda alla biglietteria per il ritiro dei due biglietti.
Alla biglietteria, ovviamente, ci dicono che non si ritirano li gli accrediti e che dobbiamo andare altrove…sarebbe troppo facile che le cose iniziassero a filare dritte dopo mezza giornata di attesa, no? Individuiamo la seconda area e ci rimettiamo in coda. Ci guardiamo attorno e ci sentiamo un po’ fuori posto, siamo all’entrata dedicata ai soci dell’Arena, ci sono cordoni blu, steward in giacca e cravatta con cartellina ed elenco di nomi alla mano, fotografi con l’attrezzatura negli zaini… Ho il timore che ci abbiano indicato il luogo sbagliato ma continuiamo a rimanere in attesa, sperando che almeno alla reception interna sappiano fornirci indicazioni più precise.

Passano ancora altri minuti e finalmente entriamo. Mi avvicino al bancone con l’ansia di chi è consapevole di essere in un paese che parla una lingua che non conosco, parto subito in inglese sperando che la hostess mi capisca: “Buonasera, dovrei essere nella guestlist degli Avenged Sevenfold”, do il mio nome e cognome ed il mio documento di identità come da prassi. La fissiamo controllare il documento e poi cercare al di sotto del bancone tra le buste, sono secondi che non passano mai: e se non ci fosse niente? E se per un disguido non fosse ancora stato comunicato il mio nome? E se avessi avuto ragione e neanche quello era il posto in cui fare il ritiro? E se, e se? Torno nel mondo reale quando mi porge una busta, mi riconsegna il documento, ci sorride e saluta. La busta ha una piccola etichetta che riporta il mio nome, la data, il nome della persona che li ha richiesti per me ed elenca il contenuto “2 tickets, 2 m&g”.
Mi sento confusa, incredula e son costretta a controllare diverse volte l’etichetta sulla busta. Chiedo ai miei compagni di avventura di leggere anche loro per essere certa di non avere le visioni ed entrambi sgranano gli occhi. Apro la busta e troviamo due pass triangolari: Avenged Sevenfold 2/3 Meet & Greet. Come un fulmine a ciel sereno capisco perchè di colpo il nostro santo ha cambiato idea e ha fissato un appuntamento al merch booth, perchè sembravano non arrivare comunicazioni, perchè fossero tutti spariti!
Guardiamo meglio i biglietti e riportano “gradinata”. Sospiro perchè già so che, questo è un problema. E qua inizia la parte della serata degna di un film d’azione con Bruce Willis e Jason Statham.

Con l’aiuto della mia preziosa bff che diventa la nostra traduttrice spieghiamo allo staff presente che noi abbiamo questi biglietti ma dobbiamo raggiungere la zona parterre per raggiungere la crew ed accedere al meet & greet. Loro si consultano, fanno chiamate e dicono candidamente che non gli risulta nessun meet & greet. Continuano a controllare il nome di chi ha riservato quella busta e quei pass per noi, si guardano chiedendosi chi diamine sia e neanche spiegando loro quale ruolo ricopra sembrano capire cosa stia succedendo, e non sembrano in grado di mettersi in contatto con lui.
Continuano a chiamare, aspettano notizie e intanto i minuti passano e ci si avvicina terribilmente all’orario prestabilito per l’incontro. Alla fine ci convincono che ci sia un solo merch booth al primo piano…che sia quello il solo in tutto il palazzetto? Capiamo subito che è improbabile e stanno cercando di risolvere il problema facendoci andare dentro e basta. Proviamo il tutto per tutto e quindi decidiamo di entrare e questo comporta la scannerizzazione dei biglietti. Raggiungiamo il primo piano dell’Arena e capisco al volo che no, non può essere quello l’unico merch booth perchè è davvero piccolo e ha un solo impiegato. Lo faccio notare anche ai miei soci e, purtroppo, sembra palese anche loro. Che fare quindi? Ci rivolgiamo al primo di tanti altri steward che, stranamente, non parlano inglese e sembrano non voler capire nonostante la traduzione che Bets sta facendo per noi. Ho gli occhi fissi sull’orologio del telefono perchè il tempo scorre e noi dovremmo essere già con la crew in quel momento ed invece siamo bloccati al primo piano in un punto non ben definito.
Gli Chevelle sono già sul palco ed ogni volta che qualcuno accede alla gradinata sentiamo la musica che rimbomba nel corridoio, il che non aiuta affatto quando cerco di spiegare su whatsapp che sta succedendo alla persona che ci sta aspettando.
Nessuno sembra volerci aiutare ed allora penso al buon vecchio detto “aiutati che Dio ti aiuta”.

Dopo l’ennesimo confronto con una massa di steward che sembrano sapere a malapena dove si trovano, dopo la loro minaccia in stile “se uscite, non potrete più rientrare. I vostri biglietti risultano usati, quindi non vedrete lo show!”, salutiamo la nostra unica fonte di parole francesi perchè almeno lei non rischi lo show, e raggiunga il suo posto. Con la classica furia di chi è nel panico, riusciamo con fatica immensa ad uscire dal palazzetto alla ricerca del gate 27. Ogni volta che chiedevamo allo staff dell’Arena come raggiungerlo, sembrava di chiedergli dove fosse il binario 9 3/4 per Hogwarts.
Alla fine intuiamo che dovrebbe essere nella zona in cui abbiamo incontrato gli amici di A7X France qualche ora prima, ma una volta arrivati alla svolta verso quel punto troviamo tutto chiuso. Il panico. Uno dei pochi steward che sembra riuscire a capire un po’ di inglese ci indica di proseguire, e così ci troviamo a sorpassare diversi hotel ed a fare quasi il giro dell’isolato fin quando non troviamo un’apertura verso il parco. Lo attraversiamo a passo spedito e finalmente rivediamo l’Arena. Whatsapp è la nostra unica via per aggiornare le persone che ci stanno aspettando da ormai 20 minuti, ed ovviamente la paura maggiore è che si stufino di rimanere al freddo sulla porta e se ne vadano dentro a fare di meglio. Ma fortunatamente sono tutte persone meravigliose che ci tenevano davvero a farci questo “regalo” e rimangono li, nonostante tutto, ad aspettarci ed aiutarci a passare nonostante i tentativi di “placcaggio” degli steward.
Perchè alla fine, la storia dei biglietti scannerizzati che perdono di validità é vera, quindi se al primo blocco la ragazza ha alzato le mani dicendoci “vedetevela al prossimo controllo”, una volta arrivati quasi alla porta non volevano farci passare. Insomma, se non fosse stata paziente la crew nell’attenderci a causa dei disguidi organizzativi e il buon caro Big T non fosse venuto a scortarci dentro imprecando contro chiunque al grido di “diamine ma non vedete che hanno dei pass addosso? Lasciateli passare!”; probabilmente saremmo rimasti fuori nonostante i miracoli. Il mega abbraccio che abbiamo dato a quei due santi credo che non li dimenticheremo mai, e neanche le loro risate nel riassumere l’odissea che abbiamo dovuto affrontare per attraversare il palazzetto.

Da questo momento in poi i ricordi iniziano ad essere confusi perchè l’emozione ha preso il sopravvento e l’ordine cronologico e preciso delle cose è andato a farsi benedire.
Ricordo lunghi corridoi bianchi pieni di porte chiuse, ascensori che ci hanno fatto scendere di alcuni piani, una grande sala mensa con persone a tavola, facce amiche, tanta security e poi l’inizio delle porte con i cartelli “Chevelle dressing room” – “Disturbed dressing room” – “A7X Crew room” fino alla porta che riportava “A7X dressing room”. Ricordo il sorriso di Joey e Big T quando gli abbiamo dato un pensierino preparato apposta per loro, la sosta di qualche secondo fuori da quella porta e poi il cenno e “ok, potete entrare”.
C’è stato un secondo lunghissimo in cui ho pensato che no, non potevo entrare, non ero preparata psicologicamente alla cosa: ero accaldata, spettinata, senza un filo di trucco, senza i miei occhiali quindi con la vista leggermente annebbiata, con le mega occhiaie e terribilmente stanca. Non era esattamente così che immaginavo di incontrare di nuovo la mia band preferita, ma stava accadendo davvero e tutto il resto non contava. Neanche mi sono resa bene conto di cosa stavamo facendo e sono entrata nella stanza ed è stato più o meno come quando si muore nei film e si vede una bellissima, calda ed accogliente luce bianca alla fine.

Loro erano tutti li, belli come il sole e già quasi pronti per salire sul palco. Ci salutano con grandi sorrisi e ci abbracciano uno ad uno. Faccio fatica a ricordare chi sia stato il primo, forse Brian che ci ha chiesto come stavamo. Poi ricordo l’abbraccio con Zacky, forte e sincero, che ci dice “è un piacere rivedervi”. Poi arriva l’abbraccio con Matt in cui mi sono lasciata andare come una bambina che torna tra le braccia del papà dopo una brutta giornata, spontaneamente gli dico “mi siete mancati tanto”. Sorride e mi da una pacca sulla spalla. Perchè alla fine la verità è questa: vederli sul palco è un’emozione forte ma poterli riabbracciare dopo alcuni anni, è un’emozione che non riesco a descrivere. Se fossi in un cartone animato mi vedrei come il gatto con il cuore che gli esce fuori dal petto per la felicità. Finiamo entrambi il giro degli abbracci, Davide ha il sorriso di un bambino e gli brillano gli occhi. Provo una calma a me nuova (ma ben gradita) e passo all’altro lato della stanza per disfarmi della giacca ed iniziare a distribuire la mole di regali che abbiamo preparato per loro.
Perchè per una volta (come mi ero promessa alla fine del 2016 quando avevo avuto la notizia del meet a Milano) avrei voluto che questo fosse stato momento di serenità e di saluti per entrambe le parti, un meet diverso da tutti quelli che fanno di solito. Vogliamo entrambi che siano felici di passare quei minuti con noi per cui niente scenate, niente grandi discorsi melodrammatici e più sorrisi.

Busta alla mano spiego brevemente che quelli che ho con me sono parte dei regali che avevamo preparato per il meet di Milano. Matt con espressione cupa ci dice che “gli dispiace per come sono andate le cose ma che non c’era altro che potessero fare”. Sono consapevole che stiamo parlando di un argomento spinoso e che evidentemente non lo vogliono affrontare, quindi prima di rovinare l’umore di tutti quanti rispondo intenta a chiudere il discorso perchè non ho nessun diritto di fare domande specifiche o di volere più informazioni di quante già non ne abbia avute nei giorni precedenti.
Sono lucida e mi rimetto nei panni dell’admin piuttosto che della fan e rispondo quello che mi sento di dirgli col cuore “va bene così, non parliamone più. Non parliamo di Milano. Ci sono cose ben più importanti di uno show cancellato. Quindi non importa, va bene lo stesso. Vi aspetteremo, non importa per quanto tempo. Un mese, sei mesi, un anno. Va bene comunque. I veri fan sapranno aspettare, perchè hanno capito cosa é successo. Aspetteremo.”
Matt annuisce probabilmente sollevato di sapere che non tutti gli italiani sono beoti maleducati ed accenna un sorriso “we’ll be back in Italy” e onestamente suona come una promessa per cui possiamo davvero chiudere il discorso. Mi fido di loro e so che davvero stanno valutando tutte le opzioni.
Apro la busta dei regali che tengo al braccio e cerco la maglia che avevo preparato per lui. E’ quella del sito con una gift tag attorno con il suo nome, gliela do “questa è per te”. Lui la guarda e capisce al volo che è la stessa che indossiamo noi. Sorride e ringrazia. E’ un gesto da nulla, ma che in qualche modo gli fa capire che i fans che vogliamo rappresentar, sono dalla loro parte. E non per amore cieco o perchè difendiamo a spada tratta la band su tutto (chi mi conosce sa bene che quando ho da sparare a zero contro di loro lo faccio senza tanti giri di parole), ma perchè siamo persone intelligenti abbastanza da capire che nella vita ci sono priorità, cose più importanti e cose che si possono aggiustare. Gli eventi di Stoccarda non si possono aggiustare e meritano il dovuto rispetto. Ed in nome di tutte le persone che hanno capito e supportato la band abbiamo chiesto scusa per tutti quelli che, invece, hanno offeso e bestemmiato contro di loro. Un gesto che adesso sappiamo per certo che gli sia stato riportato ed abbiano apprezzato.

Davide si avvicina a Brian raccontandogli che anche lui suonava la chitarra, che lo stima tantissimo come musicista e che in tanti anni di show si è sempre posizionato in transenna sotto di lui ma nonostante ciò non sia mai riuscito a farsi lanciare un suo plettro.
“Davvero? Neanche uno? Com’è possibile? Rimediamo subito!” tira fuori dalla tasca un plettro e glielo consegna. A quel punto allora Davide prende dalla busta la bandiera italia che era stata preparata per Brian e Papa Gates e gliela consegna. Gli è piaciuta così tanto da mettersela in tasca per non perderla di vista. Chissà se la porterà a suo padre!
Nello stesso momento io invece affianco Zacky porgendogli la bellissima bandiera che un nostro utente, Flavio, aveva progettato e stampato in occasione dello show di Milano. Spiego che è stata disegnata e stampata da lui e che ci teneva che l’avessero e che quindi me l’ero portata dietro sperando di fargliela avere.Zacky la apre e la guarda “wow”, gli piace e se la tiene in mano tutto soddisfatto.

Passiamo ai regali che mi hanno tenuta occupatissima nelle settimane precedenti. Sono tutti messi a semicerchio a guardarci incuriositi: a Matt do un album di foto che, spieghiamo, sono del party che abbiamo organizzato a Milano per i 10 anni di attività dell’A7X Italia e passiamo nelle mani di Brian il book celebrativo che mi ha tolto troppe ore di sonno. Ci tengo da morire e quindi puntualizzo “è simile a quello che vi ho preparato nel 2009, ve lo consegnai all’aereoporto di Dublino e se lo portò via Jimmy”. Non faccio in tempo a finire la frase che Brian già lo sfoglia proprio come 8 anni prima (crack, il cuore che si frantuma per i ricordi) accerchiato da tutti gli altri. Sembrano molto interessati quindi sbirciando le pagine che stanno scorrendo riusciamo anche a spiegargli cosa c’è pagina per pagina: prima una piccola presentazione dello staff, poi il progetto Italian Deathbats (raccontando che abbiamo voluto due cantanti tra cui una ragazza giovanissima ma con una voce pazzesca, cosa che li ha incuriositi tantissimo). Poi si sono soffermati sull’elenco degli show europei -e non solo- a cui i fan italiani hanno partecipato negli anni ed al piccolo elenco delle date di questo tour in cui alcuni di noi hanno presenziato. Brian ha scosso la testa ridendo e dicendo “wow, that’s impressive”. E lo è, siamo da anni ed anni il fandom che più è abituato a spostarsi pur di vederli ed è da sempre una delle cose di cui vado più fiera. Poi sono arrivati alle pagine con le foto di alcuni splendidi tatuaggi dei nostri utenti, al recap delle cose belle che abbiamo organizzato/vissuto in questi ultimi 7 anni: il meet del 2010, il preascolto di Hail to the King, i risultati nelle classifiche italiane, i sold out… ma è stata la foto delle video-interviste con Zacky e Brian del 2013 che hanno scatenato una scenetta comica. Brian l’ha indicata ridendo ed ha detto “ah si, me lo ricordo questo giorno! Ero ubriaco!” e Johnny in risposta “beh, se te lo ricordi vuol dire che non eri abbastanza ubriaco”. Grasse risate che sono proseguite anche guardando lo screen del video dei 10 anni.
Hanno continuato guardando le loro foto con i fans italiani presenti alle ultime due signing session di Berlino e Londra, al pop up store di New York; quelle dello staff con la crew a Dublino ed a Roma 3 anni prima. E finalmente siamo arrivati alle pagine con i messaggi dei fan italiani per loro, la parte più bella di tutto il book. Hanno guardato le foto soffermandosi su alcune come quelle di una ragazza con la sua bandiera allo show di Roma con il sorrisetto di chi, forse, si ricorda quella sera per qualche ragione. Hanno apprezzato i disegni, il that’s amore finale e l’intero lavoro.
“Wow, com’è professionale” mi ha detto Brian ed io con la gran faccia di culo che mi contraddistingue, ed una punta di soddisfazione ho risposto la nuda e cruda verità: “sono una grapich designer, baby”. Mi è quasi dispiaciuto dover lasciare quel book a loro, era uscito divinamente una volta stampato e rilegato!

Ma i regali non erano ancora finiti. Apro di nuovo la busta e prendo un altro regalo che preparato per Matt e quello per Brooks.
Decido di iniziare dal nostro nuovo batterista per lasciare a Davide il tempo per scattarsi una foto con Matt dopo tanti anni di attesa.
Mi avvicino e gli dico che ho qualcosa per lui, è molto carino e gentile. Mi chiede come mi chiamo, da quale parte dell’Italia vengo e gli spiego che sono di Pisa “the city of the stupid leaning tower” e gli strappo un sorriso. Gli passo un sacchettino nero di raso che contiene la collana con la piastrina militare nera che abbiamo tutti noi dello staff e che regalammo anche alla band nel 2011. Uguale per tutti quanti, logo davanti e “I’ll be with you here until the end – A7X Italia” sul retro. Gli spiego che tutti loro ne hanno una, anche Arin, e che quindi era giusto che anche lui avesse la propria. Nella sua però abbiamo aggiunto un welcome Brooks perchè speriamo che si trovi bene con questa band e che sia la persona che rimarrà con noi fin quando la band vorrà suonare. La guarda sbigottito ed incredulo, forse non è abituato a questo genere di cose o non gli è mai capitato di ricevere un regalo e tutto l’affetto possibile da persone mai viste prima; per cui prende il sacchettino e se lo appoggia sul petto ringraziando sentitamente e ricambiando con un altro abbraccio.
Matt si avvicina, forse incuriosito dalla scena e ne approfitto per lanciare il mio pacco bomba. E’ una cosa molto personale. A vista sembra solo un libricino bianco con il deathbat in copertina, ma per me è molto di più, è una lettera corredata di alcune foto per me importanti. Una breve rivisitazione di quelli che sono quasi 10 anni di devozione totale a questa band, una lettera personale che ho voluto scrivere a Matt. Qualcosa di cui non voglio parlare oltre e che ho presentato semplicemente come un regalo personale per lui soltanto. Sembrava estasiato da così tanti regali, ma dopo la pazienza e tutto il fango che si è trovato addosso ultimamente sono più che meritati.

D, il mio salvatore, si avvicina e mi dice che ha dei regali per me… e mi molla una manciata di spillette. So già quali sono, e quante risate mi farò dopo con calma a guardare quella dell’horsecock per cui ringrazio ed intasco al volo. Anche Davide ha appena ricevuto le sue e lo vedo mentre le guarda una ad una e ride con Matt: sicuramente gli ha chiesto perchè proprio l’horsecock. Solo dopo saprò la sua risposta e riderò tanto. “Eh, amico.. mi chiamano così”.
Johnny finalmente batte un colpo ed esordisce con un “hey, ma per me non c’è niente?” e quindi arriviamo al regalo che ho per lui. In realtà solo la maglietta, come quella di Matt. Non abbiamo il coraggio di dirgli che lui aveva il regalo migliore ma non abbiamo potuto portarlo con noi per problemi logistici, quindi gli porgo solo la maglietta dicendogli anche che per me lui è il migliore. Sorride e ringrazia. Hail to Johnny.
Alla prossima occasione riceverà le bottiglie di birra della Gilda dei Nani Birrai che abbiamo cercato e comprato esclusivamente per lui. Un giorno le avrà e se le scolerà tutte quante, ma purtroppo Parigi non era l’occasione giusta.

Rafa, che ha filmato tutto quanto l’incontro, ci chiede se vogliamo scattarci delle foto. Davide ne scatta una a me con tutta la band, io ne scatto una a lui e poi Rafa ce ne scatta una di gruppo con la sua macchinetta. Speriamo un giorno di poter avere quella foto, e chissà, magari anche vedere il video di quei minuti.
Ci spiegano che ci sono un paio di litografie autografate dalla band per noi, ma io penso che ho delle persone fantastiche a casa a cui volevo regalare la gioia di incontrarli e che non sono con me in quel momento per cui non posso uscire fuori senza qualcosa che sia destinato a loro.
Davide temporeggia scattandosi una foto con Brian ed io ne approfitto per correrre allo zaino, prendere un block notes ed un pennarello e farmi fare un autografo da tutti. Raggiungo Johnny e gli prometto che lo darò alle ragazze dello staff, faccio lo stesso con Zacky e Matt. A Brooks spiego che ho tutti i loro autografi in un grande quadro e che vorrei mettere il suo vicino a quello di Jimmy, trova la cosa davvero bella e mi chiede se voglio che lo indirizzi a me: gli faccio un breve spelling del mio nome e mi fa un bellissimo e curatissimo autografo che continuo tutt’ora a guardare con gli occhi a cuore.
Infine raggiungo Brian e tengo fede alla mia promessa: lo abbraccio di nuovo e lo ringrazio per il video dei 10 anni perchè ho sempre avuto la sensazione che l’idea sia stata sua. Sorride e mi dice che è felice di sapere che ci sia piaciuto così tanto. Gli chiedo un altro autografo e mi viene da ridere pensando che ho impiegato 3 anni a rincorrerlo dal 2008 al 2011 perchè il suo “”scarabocchio”” era l’unico che mi mancava. Ed adesso che ho il mio appeso nel quadro dei cimeli in camera, me ne sta facendo un altro ancor più bello per cui diventerà difficile scegliere quale tenere e quale regalare a qualcuno dei miei amici. Sono sentimentale e gli sono grata davvero per tutti i sorrisi e le gentilezze che mi sta dispensando per cui mi scappa l’ennesima promessa pazza che dovrò mantenere; “questo me lo tatuerò di fianco all’autografo di Jimmy che ho sulla caviglia, davvero” gli dico e lui mi guarda sorridendo. Non mi piace mai affrontare discorsi su Jimmy in sua presenza, ho sempre il timore di intristirlo. E’ il momento dell’ultimo abbraccio, non so quanto tempo sia passato da quando siamo entrati ma so che devono prepararsi per lo show. Li ringraziamo e li salutiamo come probabilmente saluteremmo un qualunque amico, per illudermi che non dovranno passare anni prima di rivivere un’esperienza simile. Mi volto verso Davide e mi concedo di non guardarli uscire ed andar via per non farmi salire prima del tempo la malinconia che mi avvolge mentre scrivo queste righe.

Rimaniamo con una parte della crew, ci chiedono se siamo contenti e da quanto non li vedevamo; io faccio un conto approssimativo… alcuni da 3 anni ed altri invece da 6. Davide invece spiega che, ad eccezione di Zacky ed Arin, non li aveva mai incontrati. Rafa continua a filmare ed a farci qualche domanda ma siamo troppo emozionati ed increduli per riuscire a mettere in fila due frasi di senso compiuto e fortunatamente se ne rende conto e spegne tutto. Gli consengo allora il piccolo pensierino che avevamo per lui (lo stesso che abbiamo preparato per tutta la crew) e gli chiedo se vedremo mai il famoso dvd, visto che eravamo stati intervistati proprio da lui 3 anni prima a Roma. Dice che si ricorda di noi e che purtroppo non lo sa perchè quel dvd è, come ben sappiamo, motivo di diatriba legale. Gli dico che spero un giorno di poterlo vedere e che avrebbe un grande valore affettivo perchè l’intervista fu fatta il primo giorno che passammo insieme io e Davide. “Chi lo sa” risponde facendo spallucce, sappiamo tutti che sono risposte che solo la Warner e gli avvocati potranno dare.
D. ci indica di nuovo le litografie ed io tento di sistemarle nello zaino nonostante siano enormi, metto anche al sicuro le spillette, poi gli concediamo il millesimo abbraccio e lo ringraziamo per l’ennesima volta. Tornata a casa lo farò ancora perchè in questi mesi è stato un angelo custode per l’A7X Italia e per me e Davide in modi che neanche potevo immaginare.

Adesso che la magia è ufficialmente finita, arriva però il problema principale: i nostri biglietti non ci consentono di uscire dal palazzetto e di rientrare dall’altro lato per tornare ai nostri posti in tribuna. Quindi la crew, dopo aver meditato un attimo sulle varie alternative e ci propone alcune opzioni: provare ad essere scortati velocemente da Big T verso le tribune, farci buttare in qualche modo nel parterre, oppure assistere allo show dalla zona dei vip upgrade.
Davide accetta subito la terza opzione. Era già successo di tutto, tanto vale finire la serata col botto e poter dare anche un giudizio a questo “vip package” che non ci ha mai convinti troppo. Si vive solo una volta sola, dicono. Come in un film veniamo scortati dai due bodyguard che ci aprono qualunque porta possibile ed arriviamo esattamente sotto palco, di lato. L’Arena è quasi del tutto piena e stanno suonando i Disturbed. Sono bravissimi ed apprezzo tantissimo la voce di Draiman ma credo che la priorità adesso sia aggiornare Anita e Tiziana di tutto quello che è successo, per cui cellulare alla mano riassumo tutti gli eventi e risistemo le litografie nello zaino per evitare che si rompano.
Lo show dei Disturbed finisce dopo poche canzoni ed inizia il cambio palco. Gli steward sono stati informati che noi, nonostante sprovvisti di bracciale, abbiamo accesso alle “buche” per cui ce ne stiamo li buoni buoni per non dar fastidio. Le canzoni di apertura sono già iniziate ma ancora non fanno entrare le persone, ci sono dei piccoli ritardi. Ne mandano un’altra ancora che neanche faccio in tempo a realizzare quale sia che vediamo alcuni ragazzi iniziare a scorrere oltre le transenne, ci facciamo avanti ed entriamo in quella più vicina (lato Zacky).

Riusciamo a metterci esattamente alla ringhiera che da sul pubblico: la visuale è fantastica ma scopriremo durante lo show che è piuttosto limitata una volta che l’area si riempie. Il pubblico francese è carico e canta fortissimo, i nostri amici dell’A7X France sono esattamente davanti a noi, con la loro bella bandiera appesa. Ci salutiamo e ci scattiamo foto a vicenda emozionatissimi.
La band infiamma l’Arena, lo show è bello, ragazzi e pubblico sono carichi ma… purtroppo l’acustica dalla nostra posizione è davvero scarsa. Si sentono bene batteria e basso ma la voce di Matt si perde nei meandri dell’Arena e le chitarre vanno e vengono.
Agli occhi di qualcuno potrei sembrare ingrata, ma credo che sia più utile una recensione obiettiva di quella zona “abbastanza costosa” che non una slecchinata. La cosa bella è senz’altro l’interazione con la band che però, come è giusto che sia, presta più attenzione al pubblico di fronte. Anche quando si avvicinano a toccare le mani dei fans, o a far suonare le corde dei loro strumenti, purtroppo non riescono a sentire una parola di quello che gli si dice.

(Insomma, è bello perchè vedi lo show da una visuale completamente diversa ed unica, li vedi a neanche un metro da te ed alle volte ti basta allungare le mani per toccarli; ma questo ti fa perdere l’ascolto completo dello show. Per cui se torneranno e riproporranno l’esperienza “vip package” pensateci bene e valutate quello che cercate da uno show: siete li per vedere, toccare e tentare di incontrare la band o ascoltare le canzoni al meglio possibile? Nella prima opzione, il vip upgrade non vi deluderà e quasi sicuramente vi porterà anche qualche plettro tra le mani. Nella seconda, ne uscirete arrabbiati. E soprattutto sperate che non siano andati sold out i posti perchè le “buche” sono relativamente piccole e con troppe persone si rischia di stare stretti come sardine in un barattolo e di non riuscire a vedere niente, la buca lato Brian era talmente piena che le persone erano pressate).

Il mio rammarico è di non essere riuscita a vedere Brooks suonare per bene, eccetto che in quei pochi secondi in cui Matt andava a bere un po’ d’acqua e le persone si spostavano in massa verso di lui. Anche Gates era abbastanza fuori campo e non c’è stata occasione di vederlo suonare da vicino se non per qualche secondo quando saliva sulla pedana sopra la mia testa. E’ stato curioso poter rimanere appoggiata al palco per tutto il tempo, quindi anche se non siete troppo alti dovreste riuscire a vedere bene. Non mi sento di dire quale canzone sia stata più emozionante di un’altra perchè per me non riuscire a sentire tutto bene è stato un colpo al cuore.
Posso raccontarvi però dei miei momenti preferiti in generale: il primo, quando ci siamo accorti che Matt aveva indosso la nostra maglia durante la fine di The Stage. E’ stato un gesto inaspettato che ci ha lasciati con gli occhi lucidi. Ancora più bello quando, durante Buried Alive, Matt ci ha visti e si è fermato sopra di noi aprendosi il gilet e indicandoci la sua maglietta. Notevole l’assolo di Brooks prima dell’inizio di God Damn, Zacky si è seduto sui gradini di fronte a noi ad ascoltarlo e la sua espressione era davvero estasiata. Quell’uomo è davvero incredibile alla batteria e Dio, non vedo l’ora che possiate ascoltarlo anche voi dal vivo. Davide è riuscito a suonare la chitarra di Zacky che si è “arenato” a terra, lui teneva gli accordi ed i fan suonavano le corde, un momento davvero apprezzato da tutti i presenti. Eccetto per quelli come me che erano fuori portata xD

A fine concerto non sono state distribuite le setlist (non ancora corrette e quindi che riportano anche le 3 canzoni tagliate= ma quasi tutti siamo riusciti ad avere un plettro da Zacky. Solo Johnny non è stato molto in vena di giochi ed intrattenimento con i fan, al punto che a fine show se ne è andato subito nei camerini col tour manager, ma non gli facciamo una colpa di niente è una persona come tutte e capita una serata “storta”.
Brooks e Matt hanno lanciato bacchette a non finire e, da appassionati di batteristi, abbiamo cercato di farcene dare una da aggiungere a quella di Jimmy e di Arin che custodiamo gelosamente.
Ma niente da fare ed ormai stavo perdendo la voce quando Matt si è abbassato verso di noi e ci ha detto qualcosa tipo “ehy tranquilli, adesso ve la porto io dopo una bacchetta. Aspettatemi li”.
Siamo rimasti allibiti dalla cosa, ancora regali? Ancora cure e riguardi per noi?

Dopo qualche secondo abbiamo sentito un piccolo boato dietro di noi, era arrivato Zacky scortato da un bodyguard. Si è concesso foto ed autografi con buona parte delle persone e noi, come è giusto che sia, abbiamo deciso di farci da parte perchè siamo dell’opinione che ogni fan meriti la sua occasione. Noi abbiamo avuto l’onore di passare diversi minuti con loro prima del concerto per cui era doveroso lasciar spazio a tutti gli altri fans presenti. Pochi secondi prima che uscisse Zacky, ci ha raggiunti Brooks, anche in questo caso abbiamo lasciato che facesse il giro di foto ed autografi con tutti gli altri ma visto che poi è letteralmente rimasto solo in un angolo poichè è arrivato anche Matt, mi sono avvicinata a lui ed abbiamo scambiato due chiacchere.
Prima di tutto mi ha chiesto come è stato lo show, quindi ho colto l’occasione per fargli i miei complimenti perchè lo trovo eccezionale. Poi mi ha ringraziata nuovamente per il regalo, ha raccontato di averlo guardato meglio, di aver letto la dedica e di aver apprezzato tantissimo la frase. Ci ha raccontato che siamo stati il primo fanclub di cui ha sentito parlare in assoluto da quando è entrato a far parte della band perchè hanno girato il video per i nostri 10 anni durante le registrazioni di The Stage (come ipotizzammo all’epoca) e che quindi era davvero emozionato di conoscerci di persona dopo aver sentito parlare di noi diverse volte. Ha aggiunto che spera di suonare per noi italiani il prima possibile e quindi ho ripetuto anche a lui quello che ho detto a Matt prima: aspetteremo quanto c’è da aspettare ed ho scritto delle scuse da parte di tutti i fan italiani al management per la pessima figura che ha fatto l’Italia dopo l’annullamento dello show. Ha detto di sapere di quella mail e di averla davvero apprezzata.
Ho chiesto poi se potessi avere una sua bacchetta da mettere con le altre e con un gran sorriso ha chiamato il suo tecnico della batteria che stava smontando e gli ha chiesto di prendere due bacchette, che sono diventate 4 quando altri ragazzi hanno fatto la stessa richiesta.
La prima è stata per me che ho ringraziato ed approfittato per farmi fare un altro autografo. Pochi secondi dopo abbiamo salutato Jason ricordandogli che aveva alcuni regali che lo aspettavano nel backstage e Matt vedendoci ci ha chiesto se avevamo avuto la bacchetta. L’ho alzata facendogliela vedere ma senza potermi muovere verso di lui vista la calca, Davide invece è riuscito ad avvicinarsi a lui e gli ha chiesto di potergli scattare una foto con la maglia indossata. Vi pare possibile che il nostro Matt dicesse di no? Si è addirittura messo in posa sfoggiandola fiero per la foto!

Big T ha iniziato poi ad avvisare tutti che era il momento di andare, Brooks è sceso per primo e mentre anche Matt si preparava a seguirlo noi abbiamo notato Rafa, di fianco, che chiamando Davide ci ha fatto segno di seguirlo fuori dall’area. Con la leggiadria di Arsenio Lupin abbiamo quindi scavalcato un po’ di tubi ed attrezzature e raggiunto con lui l’area del parterre. Di nuovo telecamera alla mano, ci ha chiesto di fare con lui un’altra piccola intervista .
Ci ha chiesto com’era stata la serata, cosa significa questa band per noi, com’era stata l’esperienza nel vip upgrade e se avevamo un messaggio per tutti i fan italiani (invitandoci a rassicurare tutto il fandom perchè torneranno appena possibile).
Anche in questo caso eravamo abbastanza sconvolti da tutta la serata appena conclusa per riuscire a dire qualcosa di abbastanza intelligente e sensato, o almeno diverso da quello che già avevamo ripetuto alla band. Non sappiamo che utilizzo verrà fatto di quelle registrazioni ma ci auguriamo di aver fatto fare una bella figura all’Italia.
Ed è così che si è conclusa una delle serate più belle ed assurde della mia vita, con l’ennesimo abbraccio e ringraziamento a Rafa e con una corsa per uscire fuori dal palazzetto ormai deserto.

Ci sono voluti diversi giorni per realizzare bene cosa sia successo quella sera ed avere la lucidità necessaria per raccontare il tutto. Ho dovuto chiedere l’aiuto della mia dolce metà per ricostruire momenti e conversazioni nel modo più fedele possibile perchè volevamo essere trasparenti e raccontarvi tutto, nel dettaglio.
E’ davvero difficile esprimere a parole quanta gratitudine ho verso questa band, per le persone che lavorano con loro e per tutto quello che ci hanno fatto vivere a sorpresa quella sera.
Non so se mi ricapiterà mai un’esperienza simile in futuro ma sarò sempre grata per la cura, l’affetto ed il pensiero bellissimo che hanno avuto per me e Davide in questa occasione.
E questo rende ancora più speciale tutta l’intera serata per me, ogni singolo gesto ed ogni parola ha ancora più importanza. Per questo potrei continuare e scrivere un sacco di cose belle su di loro, ma sarebbero superflue perchè l’intero recap parla da solo di quanto questa band tenga ai propri fans e cerchi di fare il possibile per dimostrarlo.

Giada (e Davide)